A Carmine Citro e Teresa Ricciardi

Ho pensato a lungo su come cominciare questo post ma alla fine nulla è più rispettoso, secondo me, che ricordare il nome delle due vittime innocenti di quel giorno.

Carmine Citro e Teresa Ricciardi

Il loro ricordo è certamente vivo nella memoria di tutti i cittadini di Battipaglia ma la forza stessa del ricordo è nel non dare mai nulla per scontato e celebrare una volta ancora il loro sacrificio.

9 aprile 1969, Sciopero Generale, in città c’è una sana e democratica volontà di protesta e l’adesione totale alla richiesta del fondamentale diritto dell’uomo al “Lavoro” ma la polizia interviene pesantemente, la gente comune si ribella e  come qualche mese prima ad Avola, e uomini dello stato sparano: due innocenti vengono per sempre tolti ai loro affetti.

teresa_ricciardiMuoiono  Carmine, 19 anni colpito alla testa e  Teresa, giovane professoressa, raggiunta da una pallottola in dotazione alle forze dell’ordine, al terzo piano della propria abitazione. Battipaglia per 24 ore diventa, di fatto,  una città indipendente polizia e carabinieri lasciano la città.

Non mi dilungherò sulla ricostruzione di quei giorni su cui molto (ma forse non tutto!), è stato scritto, questo post è dedicato principalmente al loro ricordo e a cercare di ricostruire il contesto in cui quegli eventi maturarono, per capire quanto e se la loro scomparsa fu “solo” una tragica casualità.

C’è però ancora un ultimo sincero omaggio da fare anche a tutti coloro i quali scesero in piazza allora e ne subirono le conseguenze, tra essi il fotografo Elio Caroccia, che compare nel video che segue, picchiato dagli agenti perchè aveva ripreso scene di violenza troppo compromettenti per la Polizia. Rimarrà colpito per sempre da quell’esperienza e suo nipote nel nostro documentario, lo ricorderà con affetto in questa sua sofferenza.

Il giornali più conservatori di allora bollarono la protesta come eversiva mentre l’ufficio propaganda del PCI produsse un documentario, ripreso e ampliato nel 70, per raccontare il disagio popolare. Quel documentario si chiamava proprio “Ritorno a Battipaglia” e a quello ci siamo ispirati per tracciarne la continuazione narrativa.

Oggi la ricchezza di fonti di informazione d’archivio è un fatto consolidato e a queste fonti abbiamo cercato accesso per dare dei fatti una lettura obiettiva. La “rivolta di Battipaglia” non può essere correttamente letta se non si ricostruisce il clima di quel tragico 1969 che proprio da Battipaglia vede partire una escalation di tensione che culminerà nella strage della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano.

L’anno comincia con un episodio tragico che anche in questo caso vede protagonista un ragazzo, un semplice cittadino che si sacrifica per la sua gente. In questo filmato dell”Archivio Luce si parla sia del suicidio di Jan Palach (19 gennaio 1962) e della primavera di Praga, così dilaniante per la sinistra italiana, sia dell’elezione del controverso Nixon alla Casa Bianca (unico presidente Usa dimessosi per uno scandalo, il Watergate). Il suicidio di Jan si scolpì nel cuore di Carmine, come ricorda la sorella Liliana in quel filmato, e lo spinse con coraggio a essere in piazza con tutti, purtroppo ad andare incontro al suo tragico destino.

“ti alzasti felice come non mai […] […] poi sempre più felice, mi hai salutatocarmine citro
Ciao sorellina, oggi si scende in piazza, oggi si protesta, ma tu ignoravi che quel tragico giorno sarebbe stato l’ultimo della tua vita. […] Liliana, vedrai, un giorno cambierà tutto, saremo liberi nel Socialismo ed in un mondo di eguali”. O Carmine forse nel tuo Ideale volevi dire tante cose, che nemmeno io che ero giovane come te avevo capito.
Invidiavi i giovani coraggiosi che morivano da eroi, ma di questo adesso non ne puoi dubitare perché anche tu sei morto come un vecchio partigiano nel fiore degli anni più belli.”

(Liliana Citro da uno studio di Nicoletta Guerriero)

Il 27 febbraio Roma è sconvolta dalle proteste per la visita di Nixon e studenti di destra irrompono nella facoltà di Magistero, nel tentativo di fuga muore uno tagzzo di 23 anni, Domenico Congedo , studente mentre il 31 marzo si insedia la Commissione Parlamentare che dovrà indagare sul piano Solo del 1964 e sulle schedature del famigerato SIFAR

Almirante nel 1969 cmincia a dirigere l’ MSI-DN, in Grecia c’è una giunta militare, la terribile dittatura dei “colonnelli” e l’Italia si trova a rappresentare la terra di confine tra i due blocchi USA e  URSS, si succedono eventi che nascono dalla protesta giovanile o dal torbido rimestare di molti servizi segreti come la rete Gladio, attiva già dal 1964, ma  riconosciuta, solo dopo molte reticenze, dall’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti,  nell’ottobre del 1990. La Commissione Stragi ipotizzò però la nascita di strutture simili fin dal primo dopoguerra.

Il 9 aprile la violenza si abbatte sui cittadini di Battipaglia, qualche giorno dopo, alla Camera dei Deputati,  Sandro Pertini, commosso presidente dell’Assemblea,  ricorda i morti di Battipaglia

“Onorevoli colleghi, sono certo di interpretare il sentimento vostro, se rinnovo da questa tribuna i l profondo cordoglio per le vittime dei tragici fatti di Battipaglia, fatti che hanno scosso e turbato la coscienza dell ‘intera nazione.
Ma non basta manifestare la nostra pietà per le vittime e la nostra costernazione per quanto è accaduto. Dalla nostra qualità di rappresentanti del popolo ci deriva un preciso dovere : impedire che fatti simili possano ancora ripetersi  […] Solo pensando ai vivi non sicuri del loro domani possiamo degnamente onorare i morti, povere vittime innocenti.”

Il ministro Restivo difende senza dubbi  l’operato della polizia e i deputati conservatori evocano i fantasmi della rivoluzione e pretendendo un’inasprimento del cosiddetto “ordine”, ragion per cui il dibattito si trasforma in uno scontro tra le tesi del governo  e la sinistra che chiede invece con molta forza che la polizia non usi più le armi nel corso di manifestazioni di piazza. Presidente del Consiglio è Mariano Rumor, coinvolto (e poi prosciolto) anni dopo nello scandalo Lockheed, intervengono nel dibattito, tra gli altri, su opposte posizioni  Almirante, Andreotti, Avolio, Covelli, Ferri, Guarra, Malagodi, Pajetta, Scalfari, Donat Cattin e D’Alema.

Battipaglia è lontana dalle tensioni delle grandi città come Roma e Milano e ancora oggi le testimonianze raccontano di una rivolta popolare che allontanò spontaneamente politici, giornalisti e provocatori. Eppure una inchiesta indipendente condotta dopo la strage di Milano rivelò che  il giorno prima l’agenzia OP di Pecorelli avrebbe previsto disordini molto seri a Battipaglia (come purtroppo accadde) e annunciato la presenza di numerosi attivisti di Avanguardia Nazionale di Stefano delle Chiaie.

Pecorelli era un giornalista scomodo, con molte informazioni di prima mano dei “servizi”, in genere non parlava a caso  e la sua rivista era spesso un’arma di ricatto, ragion per cui era seguito e temuto negli ambienti politici. Pecorelli ritrattò successivamente e accusò dell’incauta pubblicazione Pacciardi ma la previsione, rivelatasi tristemente esatta, non fu mai riportata da alcun giornale nazionale. Pecorelli morì, ucciso, 10 anni dopo e il 20 marzo 1979 alla Corte di Assise di Perugia ci saranno condanne importanti per quell’assassinio, come quella del senatore Andreotti, annullata successivamente dalla Corte di Cassazione.

La nota di OP  indice a pensare che un pezzo della strategia della tensione, che ha insanguinato l’Italia, sia passato anche per le strade e le piazze inconsapevoli di Battipaglia.

Se nulla si è mai saputo di trame oscure è certo però che quei fatti diedero il via a una stagione continua di grandi manifestazioni, nelle quali forte fu la contrapposizione tra polizia e manifestanti,  una stagionee di attentati come  alla Fiera di Milano, alle stazioni ferroviarie eai  treni, con il tragico epilogo di due ragazzi di 22 anni morti il 27 ottobre e il 19 novembre.

A Pisa lo studente Cesare Pardini viene colpito al petto probabilmente da un candelotto lacrimogeno sparato ada altezza uomo, a Milano l’agente Antonio Annarumma perde la vita a bordo della sua jeep per un colpo inferto alla testa. Anche in questo caso la versione ufficiale che parlò di tubi innocenti lanciati dai dimostranti e gli fu si contrapposta una versione che faceva ricadere la causa della mort sull’urto accidentale della jeep. Non venne mai condannato alcun responsabile.

Quel terribile 1969 conosce il suo culmine poi con la bomba di piazza Fontana a Milano, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura ricordata di Gianni Bisiach  in “un minuto di storia”.

Piazza Fontana è al tempo stesso un apice e un inizio, l’esplosione della tensione incalzante di un sanguinoso 1969 e l’incedere delle più feroce stagione di terrore, dolore e depistaggi che la nostra Repubblica abbia mai conosciuto. Quel giorno, a Milano,  morirono molti innoncenti, 17 compresi quelli spirati nei tre giorni successivi, ma quella stessa  striscia di dolore occorre includere anche Calabresi (il commissario che indagò sui fatti e per il cui omicidio vennero condannati anni dopo i vertici di Lotta Continua) che la notte del 15 dicembre interrogò uno dei primi sospettati, risultato poi innocente, Giuseppe Pinelli, finito giù da una finestra  quella notte in questura. Pinelli morì ma altre morti sospette seguirono  fino alla strage della questura di via Fatebenefratelli nel 1973, proprio in occasione di una commemorazione del commissario Calabresi e il cui obiettivo era lo stesso Mariano Rumor, Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti di Battipaglia e Ministro dell’Interno nel 1973.

Anche allora la sinistra si mobilitò con tante iniziative, come la citata contro nchiesta sulla strage, o come quella promossa dal regista Elio Petri che realizzò un documentario per raccontare le ipotesi sulla morte di Pinelli in questura, per semtire la versione ufficiale che parlava di suicidio e in cui si riconoscono giovanissimi attori come Gian Maria Volontè, Renzo Montagnani e Luigi Diberti.

12.12.69 la strage per la quale non esistono colpevoli.

Oggi su Facebook un gruppo raccoglie materiali e informazioni su quelle giornate a Battipaglia e questo, a mio avviso, rappresenta un nuovo modo di raccogliere la memoria popolare. Il nostro documentario desidera fare parte attiva di questo processo

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*questo saggio è qui stato caricato perchè non più rintacciabile on line, se ciò viola diritti di copyright sarà prontamente rimosso

 

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